Lettera aperta

Febbraio era il mese in cui da anni organizzavamo la rassegna di teatro per bambini “Domenica a teatro” in provincia di Bergamo, l’edizione giunta all’ottavo anno ha sempre avuto un’ottima partecipazione con un pubblico entusiasta. Purtroppo quest’anno causa mancanza di fondi da parte delle istituzioni la manifestazione non si è svolta, questa come altre rassegne tra cui, “Serate d’attore” dedicata al teatro contemporaneo. Gli spettacoli troppo impegnativi o scomodi, di non facile fruibilità, che non cercano il consenso ma pongono domande che sperimentano un linguaggio più articolato, meno povero e volgare di quello che si usa normalmente in televisione o nelle conversazioni, faticano a trovare un proprio spazio.

E’ più semplice farsi trasportare dagli eventi che essere attore attivo e consapevole, perché ciò richiede studio, volontà, sacrificio. Tracciare nuovi sentieri o andare su quelli poco battuti, richiede cadute e a volte lacrime, ma anche la possibilità e la soddisfazione di camminare a testa alta, di guardare negli occhi tutti e di saper ascoltare l’altro.

I tagli alla cultura non hanno solo colpito i teatri ma anche la scuola e da qui la riduzione drastica degli interventi degli artisti che aggiungevano professionalità e creatività al lavoro degli insegnanti, per poter permettere ai giovani di essere sempre più critici di fronte alla società ma anche più reattivi nella risoluzione dei problemi, più consapevoli di loro stessi e del mondo che li circonda. La riduzione delle sovvenzioni che da decenni colpisce il settore cultura, non in grado per sua natura di autofinanziarsi in quanto non crea un prodotto commerciale, porta ad un lavoro difficile e frammentario in cui c’è sempre meno posto, per lo studio e la ricerca. L’evoluzione dell’uomo abbisogna di questi due elementi, come sono necessari in altri settori altrimenti ci si fissa e atrofizza in modelli vecchi e non più adeguati. Questi vecchi modelli li troviamo nella politica che è diventata da anni una macchina corrotta, in cui o sei dentro il sistema o sei fuori, una macchina che ci sta portando alla distruzione perchè non c’è lungimiranza ma soprattutto non c’è amore per la nostra civiltà. Un bieco egoismo personale governato da soldi e potere ma cosa porterà tutto ciò, quando la Terra collasserà? I segnali sono più che mai evidenti in tutti gli ambiti, mangeremo banconote e berremo smog?

In un momento storico di grande crisi in cui anche le religioni non sono più in grado di dare un vero segnale e una guida, in cui la politica annaspa nei suoi continui e ripetuti scandali senza dignità ed etica, l’economia è in collasso con un numero sempre più crescente di disoccupati e di imprese che chiudono, cosa si può fare, dove trovare la risposta, se non dentro di noi?

Che ognuno si alzi in piedi con dignità, con senso dei principi, spazzi via la povertà e i limiti che sono dentro l’uomo e inizi a fare il proprio dovere: avremo così una società pulita, con meno vizi che sono la bruttura del nostro bel Paese, per un benessere vero e di tutti.

 Beatrice Meloncelli

   Un teatro sensibile e ben orientato in tutti i rami, dalla tragedia al vaudeville, può cambiare in pochi anni la sensibilità di un popolo. Il teatro è scuola di pianto e di riso, è una libera tribuna dove gli uomini possono mettere in evidenza morali vecchie o equivoche e spiegare, con esempi vivi, norme eterne del cuore e del sentimento umano.
Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, è moribondo
.”

(Federico Garçia Lorca)