Recensione

Gioco di bambole fuori dagli schemi

di Andrea Frambrosi

“La scena è sobria, astratta, quasi spoglia nella sua essenzialità: cruda, quando la luce abbagliante ne esalta il biancore, cupa e oscura, quando la notte (della pazzia) si impossessa dei corpi.

…ad un certo punto esplode in schegge di follia pura di grande impatto emotivo. Più che uno spettacolo sulla vita e la figura di Camille Claudel…, Sakuntala diviene una sorta di scavo, doloroso, nella condizione femminile: che ci parla al passato per raccontarci, in fondo, il presente.

…Giocato sui caratteri infantili che si esplicano in una sorta di gioco di bambole, Sakuntala ci colpisce forse proprio per la sua innaturalità, per il suo alterno porsi al di fuori degli usuali schemi, fors’anche per la sua ingenua rappresentazione di una morbosità tanto più inquietante, quanto più proveniente da un inconscio regredito ad una condizione: quella infantile che sembra autorizzare una lettura dello spettacolo in chiave più psicoanalitica che teatrale: una “casa di bambole replicanti e quasi aliene” assurda e “fredda” dove non c’è mai stato posto per il salvifico calore dell’amore.”

L’Eco di Bergamo, 4 ottobre 1999

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